Rikard Sjoblom (Beardfish)

Rikard Sjoblom (Beardfish)
“La luce sul Prog non si è mai spenta, è stata solo offuscata in attesa di nuova energia dal risveglio delle coscienze....”. (Mauro Pini)
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query diego banchero. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query diego banchero. Ordina per data Mostra tutti i post

venerdì 15 dicembre 2023

Il Segno del Comando

Quando senti menzionare "Il Segno del Comando", per noi boomer,  è naturale pensare a quel gioiello di sceneggiato televisivo che avvinse i telespettatori italiani all'inizio degli anni settanta. 
Per il melomane progressivo indica invece l'ensemble genovese che ha preso forma nel 1995 ispirato, nel nome, dalla produzione televisiva 
e dal successivo romanzo dello sceneggiatore originale Giuseppe D'Agata 
su cui si basa il primo omonimo album del gruppo ligure, pubblicato nel 1997 per la Black Widow Records https://blackwidow.it che di fatto segnerà praticamente tutte le uscite discografiche della band concittadina.
Nel millennio di nostra competenza, Il Segno del Comando ha rilasciato "Der Golem" nel 2002, successivamente, dopo un periodo di inattività e cambi corposi di line up, "Il Volto Verde" nel 2013, "L'Incanto dello Zero" nel 2018 e il 1 settembre 2023 " Il Domenicano Bianco". Da segnalare anche "...Al passato, al presente , al futuro...Live in studio"  del maggio 2017, cd autoprodotto in edizione limitata di 100 copie.
La nostra attenzione, grazie anche alla consueta disponibilità e sensibilità del compositore/bassista e unico membro fondatore rimasto della band Diego Banchero, già ospite di questo blog http://progressivedelnuovomillennio.blogspot.com/search?q=diego+banchero, è ovviamente tutta rivolta al Domenicano Bianco, tassello conclusivo di una trilogia di concept album, dopo Der Golem e Il Volto Verde, ispirati ai romanzi omonimi dello scrittore ed esoterista  austriaco Gustav Meyrink 
Il Domenicano Bianco, otto tracce di cui quattro strumentali, per tre quarti d'ora di musica, è un potente antidoto rispetto alla mediocrità dei massificati passaggi televisivi/radiofonici di questi tempi "trappiani" con l'autotune come simbolo. Il paesaggio sonoro è come sempre  ricco di atmosfere gotiche classiche con arrangiamenti sopraffini con la band davvero in stato di grazia esecutiva .
Line up: Riccardo Morello: voce. Diego Banchero: basso. Beppi Menozzi: tastiere. Davide Bruzzi: chitarre, tastiere. Roberto Lucanato: chitarre e Fernando Cherchi: batteria.
Abbiamo chiesto a Diego di illustrarci sinteticamente il nuovo disco brano per brano, ecco cosa ha risposto:
1. Il Libro Color Cinabro: Nella trama del romanzo “Il Domenicano Bianco” di Gustav Meyrink si parla di questo libro. Esso è considerato un testo sacro che racchiude il segreto del sapere alchemico: l’immortalità. Il brano è uno strumentale che si basa su un approccio compositivo influenzato da alcuni stilemi tipici della musica mitteleuropea dei primi del ‘900. 
2. La Bianca Strada: Questo brano parla di un percorso che porta verso l’Illuminazione; ovvero una via metafisica che si apre al protagonista principale del romanzo. Dal punto di vista musicale vado particolarmente fiero di questa traccia. Essa è caratterizzata da una serie di sezioni con sonorità horror, ma che hanno, a mio avviso, un approccio compositivo poco derivativo. Ci sono poi le sezioni del cantato e degli assoli che hanno una grossa influenza di rock-blues a “tinte scure”.
3. Il Domenicano Bianco: Il testo di questa canzone è dedicato all’entità che appare al protagonista in diversi punti della trama del romanzo. Offre una descrizione di questo essere metafisico. Per quanto riguarda la musica, trovo una certa affinità con il brano precedente (“La Bianca Strada” e “Il Domenicano Bianco” sono scritte partendo da un approccio simile, ma sviluppano atmosfere differenti; tra l’altro la seconda è, per la maggior parte, basata su tempi dispari). Intro e di coda, invece, sono caratterizzate da evoluzioni melodiche decadenti e misteriche.
4. Ofelia: Questa canzone è una ballad che, dal punto di vista testuale, si sviluppa con la testimonianza di un amore finito tragicamente. Il protagonista esprime il proprio dolore per la perdita della ragazza a cui è legato sentimentalmente. L’amore tra i due giovani è destinato a raggiungere la propria fase di deiscenza in una dimensione differente dalla nostra. 
5. La testa di Medusa: Si tratta di un brano per organo scritto dal nostro Beppi Menozzi. Esso determina l’inizio della seconda parte dell’album (nel vinile fa da intro al lato B). Nella vicenda del romanzo di Meyrink, la testa di Medusa, rappresenta la simbologia del male che il protagonista di trova a combattere. 
6. Il dissolvimento del corpo con la spada: Questo concetto indica un procedimento misterioso destinato ad essere appreso solo da coloro che ne sono degni. Noi abbiamo scelto di descriverlo attraverso un brano strumentale. Dal punto di vista compositivo riteniamo che questa traccia si avvicini ad alcuni pezzi dell’album di esordio del ’96 (pezzi che tutt’ora amiamo eseguire dal vivo e che sono strutturati per lasciare ampio spazio alle improvvisazioni solistiche). 
7. Missa Nigra 2023: È la rivisitazione di un brano che era stato pubblicato nel nostro album di esordio del 1996. Ho sempre amato questa composizione trovandola particolarmente originale e poco derivativa. Non avendo possibilità di recuperare il testo originario (che ci è stato negato dal vecchio cantante ed era incomprensibile nella traccia audio) ho deciso di scriverne uno nuovo. 
8. Solitudine: È, di fatto, la outro dell’album: un brano per solo basso nel quale utilizzo tecniche di tapping pianistico che talvolta impiego anche in altre composizioni. Rappresenta uno spiraglio di luce che giunge dopo un viaggio tortuoso compiuto attraverso il labirinto dell’oscurità interiore.
Per concludere una storiella minima  con i titoli delle canzoni in neretto.
Con Il Libro Color Cinabro tra le mani,  Ofelia cadde voluttuosamente tra le braccia di Morfeo. Sognò che mentre stava percorrendo La Bianca Strada in perfetta Solitudine, udì del frastuono provenire da un tempio. Trainata dai cavalli della curiosità, la donna entrò e vide Il Domenicano Bianco con il suo splendido candido saio officiare, per antinomia onirica, una Missa Nigra innalzando alla visione dei partecipanti lo scudo con  La Testa di Medusa di Caravaggio e inneggiando tematiche riguardanti Il Dissolvimento del Corpo con la Spada. Terrorizzata, Ofelia scappò lontano, nel contempo il sogno venne dissolto dal risveglio.

In ascolto la quarta traccia Ofelia



lunedì 27 marzo 2023

Diego Banchero



In occasione del debutto del Diego Bachero Trio previsto per il prossimo 15 aprile all'Angelo Azzurro Club di Genova (vedi locandina), abbiamo avuto la sorte e l'onore di intervistare un importante artista della scena musicale genovese e non solo,  una persona splendida e disponibile come Diego Banchero che ha risposto con entusiasmo alle nostre domande.


Diego, nella breve descrizione della tua official web page https://diegobanchero.it.gg
,  ti autodefinisci bassista, compositore, arrangiatore, insegnante di musica, sound engineer….ma se ti dovessi presentare a chi non ti conosce in poche righe cosa diresti di te?

Grazie per la domanda Mauro, solitamente non mi è facile fare una presentazione troppo contenuta perché faccio (e ho fatto) davvero tante cose nel corso della mia vita. Non vado totalmente fiero di questa mia caratteristica perché non è del tutto positiva ed è frutto di una certa incapacità di trovare pace e soddisfazione.

Nel nostro caso si parla principalmente di musica e posso saltare tutta una serie di passaggi e dire di essere un musicista che cerca di mettersi alla prova in più esperienze. Alcune delle attività passate che hai menzionato non le pratico più da tempo per via dei troppi impegni. Tra queste ci sono, ad esempio, quella di insegnante e quella di sound engineer.

Sono, invece, ancora molto attivo in più progetti come compositore e bassista (anche come turnista in contesti più commerciali).


Come mai sei diventato un musicista? quando è scattata la scintilla per accostarti ad Euterpe, la dea della musica?

 

Ho sentito la “vocazione” per la prima volta intorno ai 10 anni e ho convinto i miei genitori a mandarmi a lezione di chitarra. Purtroppo non avevo attorno un contesto troppo interessato alla musica (se si esclude qualche amico e un cugino che aveva fatto del professionismo tra gli anni ’60 e gli anni ’70 come bassista), quindi mi sono demotivato piuttosto velocemente e ho lasciato perdere.

Solo intorno alla fine delle scuole superiori mi sono appassionato al metal. In quel periodo è nato un amore talmente forte per band come Iron Maiden, Black Sabbath e Judas Priest da farmi comprendere che la mia vita doveva essere spesa con uno strumento tra le mani. Ho preso in prestito il basso di mio cugino e sono partito a “spron battuto”. Da quel momento non mi sono più fermato e ho cercato di imparare tutto quello che poteva arricchirmi come strumentista; a tale scopo ho approfondito molti generi differenti di musica.


Il 15 aprile avverrà all’Angelo Azzurro di Genova l’esordio del Diego Banchero Trio, ci puoi sintetizzare la genesi di questo stimolante nuovo progetto?





Dai tempi successivi agli studi alla Scuola Jazz Quarto (Genova), non ho più avuto un progetto a mio nome, ma mi sono sempre dedicato a mettere tutte le mie energie al servizio di progetti che non mi vedevano in primo piano (pur essendone quasi sempre il compositore principale e il direttore esecutivo).

Da tempo avevo voglia di concedermi qualche esperienza come solista. Questo non sarà l’unico progetto che intendo portare avanti in tal senso, ma è un punto di partenza.

Con Fernando e Roberto abbiamo deciso di riarrangiare in chiave strumentale alcuni brani dei nostri progetti attuali e passati (e abbiamo anche aggiunto alcuni inediti). Siamo partiti e abbiamo trovato un nostro approccio con poche prove. Siamo molto contenti e ci stiamo divertendo tantissimo.

Ne è uscita una sorta di jazz-rock-prog-fusion caratterizzata dal nostro stile e dalle nostre sonorità “noir” (uso questo aggettivo per sintetizzare).

Ovviamente il basso avrà un ruolo di maggior rilievo rispetto al solito.

 

Seppure i tuoi due compagni d’avventura, Roberto Lucanato alle chitarre Fernando Cherchi alla batteria,siano amici /collaboratori da vari anni, com’è suonare senza farlo sotto il moniker de “ Il segno del Comando” ?

 

Noi tre siamo molto affiatati. Abbiamo condiviso tante altre avventure precedenti a Il Segno del Comando (tra cui un’esperienza come turnisti in un tour del Regno Unito con i Blooding Mask). Abbiamo suonato assieme in diversi paesi esteri e registrato molti dischi. Qualsiasi cosa si faccia ci si intende a meraviglia.

 

Di fatto cosa accadrà a voi tre quella sera su quel palco, ci puoi "spoilerare" qualcosa sulla scaletta?

 

Eseguiremo delle versioni strumentali di brani de Il Segno del Comando, Egida Aurea, Ballo delle Castagne, qualche pezzo inedito e una cover. Le atmosfere spaziano tra l’horror-soundtrack, il poliziottesco, il jazz-rock e qualche richiamo al nostro periodo folk.

Tutto questo materiale (che, tranne la cover, ho composto negli anni) sarà riarrangiato completamente per essere eseguito dalla formazione ristretta a tre elementi. Ci sarà molta improvvisazione nelle parti solistiche.

 

Quanto è differente “raccontare una storia” attraverso un brano totalmente strumentale rispetto a composizioni che hanno testo e musica?


Io ho sempre avuto un approccio compositivo “da colonna sonora”. Amo molto anche scrivere i testi, ma non disdegno la musica strumentale. Si lavora sul non verbale, ma la mole di contenuti emotivi che si possono trasmettere non è necessariamente inferiore rispetto a quelle situazioni in cui la musica prevede una parte lirica. Avendo, in passato, suonato molto jazz tradizionale (in cui l’intervento dei cantanti era abbastanza raro) mi sembra di tornare un po’ alle origini.

 

Se ti dico Fabio Pignatelli tu cosa mi rispondi?

 

Fabio Pignatelli è di sicuro un bassista che mi ha influenzato molto. Sono sempre stato un fan dei Goblin (ispirazione fondamentale per Il Segno del Comando).

Ho sviluppato uno stile piuttosto diverso da quello di Fabio dal punto di vista tecnico, ma ciò non toglie che, analizzare il suo lavoro, sia stato per me molto importante dal punto di vista formativo.

 

 E se ora ti dicessi Jazz cosa inizierebbe a pensare la tua sensibilità musicale?

 

Io non ho fatto studi classici. All’epoca il corso di basso elettrico non era neanche presente nei conservatori.

Quando ho sentito il bisogno di approfondire i miei studi mi sono iscritto alla già menzionata Scuola Jazz Quarto di Genova. Ho avuto maestri che erano musicisti di fama internazionale, ho fatto molti seminari con nomi importantissimi della scena mondiale e ho amato ed amo tantissimo questo genere di musica. Lo ascolto sempre con piacere!

Purtroppo non ho più tempo per mantenermi sufficientemente preparato per suonarla. Ho troppi impegni per farlo.




 

Nella tua carriera musicale ci sono molteplici esperienze musicali e collaborazioni, quali sono quelle che ti hanno dato più soddisfazione?

 

Le esperienze più importanti e complete sono state senza dubbio quella con Il Segno del Comando e quella con Egida Aurea.

 

Comprendo che sia sempre difficile fare scelte di merito ma ti chiedo quali sono i tuoi top 3 dischi tra quelli a cui hai collaborato come compositore/strumentista?

 

I tre album che della mia discografia che preferisco sono: “L’Incanto dello Zero” (Il Segno del Comando), “La mia Piccola Guerra” (Egida Aurea) e “Surpassing all Other King” (Ballo delle Castagne). Ovviamente amo anche gli altri lavori, ma sono particolarmente legato a questi tre.

 

Tra quelli della storia della musica, quali dischi, uno italiano e uno straniero, ti porteresti sull’ isola deserta e come mai?

 

La scelta è difficilissima, però provo a menzionare due album. Il primo è “Anime Salve” di De Andrè. Ho amato Fabrizio fin da bambino e sull’isola, questo suo disco, manterrebbe vivo in me il ricordo della mia Genova. Il secondo è “Live One Summer Night” di Paco De Lucia (perché ci sono atmosfere che amo e perché mi soddisfa molto anche dal punto di vista bassistico).



Tu, come professione, da tempo lavori come operatore sociale con persone che sono in difficoltà, qual è lo stato d’animo di Diego nell’accostare cotanta fragilità e umanità e quali “doni spirituali” ti offrono i pazienti.


Io lavoro come educatore professionale da 32 anni. Nell’ambiente in cui opero la sofferenza è molta, ma le soddisfazioni (per chi affronta questo impegno con lo scopo di far stare meglio chi è più fragile) sono tante.

Mi sono sempre occupato volontariamente di casi particolarmente problematici, come ad esempio le persone che soffrono di autismo “a basso funzionamento”.

In passato si è presentata la possibilità di fare il musicista a tempo pieno, ma ho preferito continuare con questa professione riabilitativa.

Personalmente, negli anni, sono andato in contro a molto dolore, ma questo mi ha permesso anche di fare un lavoro profondo sulla mia emotività (e questo è sicuramente uno dei maggiori doni potessi ottenere).

Per essere un buon educatore non bisogna solo saper ‘fare’, ma bisogna ‘essere’. Io ho fatto mia questa filosofia e cerco di migliorarmi giorno per giorno. Così farò fino alla fine del tempo che mi sarà concesso in questa dimensione.

Ogni volta che si favorisce la crescita di qualcuno si contribuisce inevitabilmente anche alla propria.

A mio modesto parere, l’unico stato d’animo con cui ci si può accostare alla fragilità è quello di chi prova e trasmette amore.

L’interesse per la spiritualità e per l’esoterismo si sono integrati sempre perfettamente con la mia formazione scientifica che è partita in ambito psicodinamico, ma che, col tempo, si è estesa in una direzione multidisciplinare.

 

In ultimo: la tua dimensione in trio avrà un seguito o si tratta di un episodio a se’ stante?


Io spero vivamente che quest’avventura prosegua negli anni a venire. L’intenzione c’è tutta! Ho sempre amato questo tipo di formazione perché lascia molto spazio ai musicisti e li mette alla prova in una sfida impegnativa.



Ringraziando Diego Banchero, in ascolto da uno dei lavori preferiti dall'autore ossia  “L’Incanto dello Zero” (Black Widow Records) de Il Segno del Comando, la settima traccia "Nel labirinto spirituale"



venerdì 29 dicembre 2023

Top five italiana 2023

Scegliere tra i numerosi dischi italiani di ottima fattura che ho potuto ascoltare non mi è stato facile, sono convinto che la qualità espressiva anche quest'anno sia stata di eccellente livello e lo scrivo da semplice fruitore non musicista per cui è il piano emozionale che mi guida nell'esporre i dischi qua sotto elencati, in rigoroso ordine alfabetico per autore.  

Antilabè: Animi Motus

L'ensemble veneto degli Antilabè giunge al quarto full length, il terzo nel nuovo millennio, con Animi Motus, rilasciato da Lizard Records, disco realizzato anche attraverso una proficua campagna di crowdfunding che ha permesso la stampa di un "prezioso" vinile numerato in edizione limitata a 300 copie.
Otto tracce (quattro per lato) in cui una pletora di generi: rock progressive, afflati canterburiani, fusion-jazz, world music, folk, musica da camera si ergono a suprema bellezza con la bussola del sentimento.
Da sottolineare la splendida copertina raffigurante l'opera "Face Splash18-918" concessa con grande generosità dal maestro Pier Toffoletti http://www.piertoffoletti.com/index.php/it/.
Line Up: Adolfo Silvestri: basso elettrico fretted e fretless, handpan. Carla Sossai: voce e cori. Marino Vettoretti: chitarre, percussioni, tastiere.  Alessandro Leo: sax baritono e soprano. Luca Crepet: batteria, glockenspiel, marimba, percussioni, vibrafono, timpani. Loris Sovernigo: pianoforte Steinway gran coda, tastiere. Luca Tozzato: batteria, percussioni.
Ospiti speciali: Orchestra Magister Espresso: orchestra d'archi. Giuseppe Bepi De Bortoli: flauto contralto. Arrigo Pietrobon: oboe. Enzo Giraldo e Martina Vettoretti: voci narranti
Per fruire dell'intero album: https://antilabe.bandcamp.com/album/animi-motus. In ascolto il terzo brano Dubitar, che il bassista/compositore Adolfo Silvestri descrive come segue: " Il brano nasce da un'idea ritmico-melodica di uno strumento molto particolare chiamato handpan e cantato in sabir, un idioma di servizio parlato in tutti i porti del Mediterraneo tra l'epoca delle Crociate e il XIX secolo. Intorno a questa idea abbiamo costruito la doppia linea melodica del flauto contralto e dell'oboe, un gioco di strumenti acustici che uniti alle note del glockenspiel, del pianoforte e della chitarra classica racchiudono una voce dai toni suadenti."


Il Cerchio d'Oro: Pangea e le tre lune

I savonesi de Il cerchio d'oro completano la teoria cosmogonica dei quattro elementi di Empedocle con Il nuovo disco dedicato alla Terra ossia Pangea e le tre lune, rilasciato il 13 maggio 2023 nuovamente dalla label genovese Black Widow Records https://blackwidow.it.
Sei tracce nella trasposizione in vinile per quasi tre quarti d'ora di ottimi fraseggi progressivi.
La versione in cd presenta la bonus track "Crisi", un brano non originale in quanto si tratta di un singolo dell'1981 dei Black Out che di fatto per un triennio, all'inizio degli anni ottanta, è stato il progetto più hard rock del Cerchio d'Oro, in questo brano super tirato  alla chitarra c'è Valerio Piccioli, il detentore dello strumento a corde ai tempi della composizione.
L'album è un concept che, attraverso la brillante penna del paroliere storico del gruppo Giuseppe "Pino" Paolino, narra la storia inedita del pianeta terra (Pangea) che ha tre satelliti, ossia tre lune diverse per ampiezza e colore, in continua rivalità, interessante il discorso dell'antropomorfizzazione della materia. In questa lotta, la nera che "attendeva sorniona nell'ombra" vide le contendenti (rossa e gialla) annientarsi andando a formare "un milione di stelle" , una di quelle, di grandi dimensioni, caduta sulla terra diede inizio alla vita  "...e la vita iniziò in quel mare ora blu, giù nel fondo iniziò e non si fermo più". 
La luna superstite, finezza concettuale, rimase in cielo potendo assumere anche le caratteristiche cromatiche delle altre due.
Disco splendido per arrangiamenti ed esecuzione in cui i riff chitarristici di Spica sono fascinosi ed espressivi, la sezione ritmica dei gemelli Terribile è davvero "terrific" che in inglese significa magnifica, Piccolini in una antinomia semantica è grandioso alle tastiere  e Pradal con la sua voce graffiante lascia il segno come lo lasciano le vampe gratificanti delle armonie vocali, vero marchio di fabbrica della band ligure.
Altra chicca assoluta il disegno di copertina commissionata ad Armando Mancini, conosciuto nel mondo musicale per le svariate collaborazioni artistiche con Mina, Fabrizio De Andrè, Adriano Celentano, i Pooh, Riccardo Cocciante, The Trip, Il Rovescio della Medaglia, Quella Vecchia Locanda...
Line up: Franco Piccolini: tastiere. Gino Terribile: batteria, voce solista, cori. Giuseppe Terribile: basso, voce solista, cori. Piuccio Pradal: chitarra, voce solista, cori. Massimo Spica: chitarra solista. 
Come in ogni altro loro disco, anche in questo il Cerchio d'Oro si avvale di prestigiosi ospiti, in primis l'eccelso violinista statunitense Donald Lax (Quella Vecchia Locanda), poi i talentuosi chitarristi Tolo Marton (Le Orme) e Ricky Belloni (New Trolls) e la voce recitante del regista/attore Carlo Deprati. 
Lavoro registrato al Mazzi Factory di Toirano (SV) dal mitico  Alessandro Mazzitelli
Dall'album, dedicato a due ex chitarristi del gruppo Maurizio Bocchino (dal 1977-1979) e Bruno Govone (dal 2009 al 2013) che hanno dismesso la veste terrena, ascoltiamo la sesta traccia E la vita iniziò



Giant the Vine: A Chair at the Backdoor

La band genovese dei Giant the Vine giunge nel maggio 2023, dopo quattro anni di attesa, al secondo album " A Chair at the Backdoor" pubblicato per la label indipendente Luminol Records http://www.luminolrecords.com.
Sette tracce per oltre tre quarti d'ora di musica ove regnano la grande cura compositiva e il possente affiatamento tra i musicisti per un'impronta sonora che lascia il segno sulla sabbia del post rock progressivo del nuovo millennio come ben definito dalla penna illustre di Donato Zoppo: " Un affresco strumentale malinconico ma anche graffiante, a cavallo tra progressive classico e post rock"
Line up: Antonio Lo Piparo: basso. Daniele Riotti: batteria. Fulvio Solari: chitarre elettriche e acustiche, lap steel. Fabio Vrenna: tastiere, mellotron, chitarre elettriche e acustiche.
Ospiti: Simone Salvatori e Ilaria Vrenna: pianoforte. Gregory Ezechieli: sassofono.
In visione/ascolto Glass, seconda traccia dell'album.


Il Segno del Comando: Il domenicano bianco

Quando senti menzionare "Il Segno del Comando", per noi boomer,  è naturale pensare a quel gioiello di sceneggiato televisivo che avvinse i telespettatori italiani all'inizio degli anni settanta.  Per il melomane progressivo indica invece l'ensemble genovese che ha preso forma nel 1995 ispirato, nel nome, dalla produzione televisiva e dal successivo romanzo dello sceneggiatore originale Giuseppe D'Agata.
Il disco, pubblicato il 1 settembre sempre per la Black Widow Records,   otto tracce di cui quattro strumentali, per tre quarti d'ora di musica, è un potente antidoto rispetto alla mediocrità dei massificati passaggi televisivi/radiofonici di questi tempi "trappiani" con l'autotune come simbolo. Il paesaggio sonoro è come sempre  ricco di atmosfere gotiche classiche con arrangiamenti sopraffini con la band davvero in stato di grazia esecutiva e compositiva .
Il full length è il tassello discografico conclusivo di una trilogia di concept album, dopo Der Golem (2002) e Il Volto Verde (2013), ispirati ai romanzi omonimi dello scrittore ed esoterista  austriaco Gustav Meyrink. 
Line up: Riccardo Morello: voce. Diego Banchero: basso. Beppi Menozzi: tastiere. Davide Bruzzi: chitarre, tastiere. Roberto Lucanato: chitarre e Fernando Cherchi: batteria.
In ascolto la seconda traccia La bianca strada che il compositore/bassista Diego Banchero così descrive: " Questo brano parla di un percorso che conduce all'Illuminazione; cioè, un percorso metafisico che si apre al protagonista del romanzo. Dal punto di vista musicale, sono particolarmente orgoglioso di questo brano. Presenta una serie di sezioni con sonorità horror, ma che hanno, a mio avviso, un approccio compositivo non derivativo. Poi ci sono le sezioni vocali e gli assoli che hanno una grande influenza del rock-blues a tinte scure".




Le Vele di Oniride: La Quadratura del Cerchio

Quando nel panorama progressivo italiano si assistono ad esordi di ottima levatura estetico-tecnica, gli ascoltatori diversamente giovani come il sottoscritto se ne compiaciono abbondantemente. Tutto questo per segnalare l'album di debutto  "La Quadratura del Cerchio" della band imolese Le Vele di Oniride,  pubblicato il 30 maggio 2023 dalla effervescente label veneta Lizard Records di Loris Furlan http://www.lizardrecords.it,
Il disco, sette tracce per tre quarti d'ora di musica definite da Gianni Della Cioppa “ …il punto d’incontro tra Il Biglietto per l’Inferno e la Premiata Forneria Marconi …quando la melodia del prog incontra gli spigoli del dark-rock, si aprono Le Vele di Oniride che sfidano i mari della banalità…” o ancora da Luca Paoli: "Un ottimo album dove la melodia sempre presente è attraversata da umori dark e da atmosfere pinkfloydiane".
Il full length, fin dal primo ascolto, presenta ghiottonerie per i melomani progressivi di lunga data, un uso cromatico ed espressivo strumentale affiancato a testi davvero efficaci e profondi composti da Nello De Leo che a tal proposito ha dichiarato: " ...uno dei motivi per cui cantiamo in italiano è che sono molto legato ai miei testi e vorrei che l’ascoltatore si soffermasse anche su di essi; alcuni di questi rappresentano fasi della mia vita superate, per fortuna, ma non per questo da eliminare...". 
Line up: Francesco Ronchi: voce solista, cori. Nello De Leo: chitarra elettrica, chitarra acustica, chitarra synth, cori. Lorenzo Marani: basso elettrico. Jacopo Cenesi: batteria. Cristiano Costa: tastiere, sintetizzatori, pianoforte.
In ascolto il teaser dell'album


Tra i dischi che non fanno parte dell'universo progressivo scelgo Spira di Daniela Pes, artista gallurese di grande talento, vincitore della Targa tenco come miglior opera prima, rilasciato il 14 aprile per Tanca Records nuova label fondata e diretta da Iosonouncane https://www.iosonouncane.com
Sette tracce per un disco mistico incline all'esoterismo che si evolve contaminando folk e jazz con l'elettronica. Il cantato, molto particolare, è una miscellanea in lingua dialettale inframezzata da parole inventate e italiane. 
In ascolto/visione Carme, terza traccia dell'album d'esordio della musicista sarda





venerdì 5 febbraio 2021

Witchwood

I Witchwood, il cui nome deriva dall'omonimo brano degli Strawbs dell'album "From the witchwood del 1971,  sono una  band di Faenza  nata dalle ceneri dei Buttered Bacon Biscuits autori di un unico e pregevole album nel 2010 dal titolo "From the solitary woods".
Il combo faentino ha esordito discograficamente nel 2015 con l'ottimo "Litanies from the woods" a cui ha fatto seguito "Handful of stars" nel 2016 e il il 20 novembre 2020 in cd e doppio vinile " Before the winter" . Tutti gli album sono stati rilasciati dalla Jolly Roger Records di Antonio Keller. La vigoria strumentale e interpretativa sono marchi di fabbrica per il combo romagnolo che ci fa immergere in un sound denso di suggestioni seventies con quell'hard rock venato di prog con sprizzatine folkeggianti, splendide le incursioni flautistiche.
Line up: Riccardo "Ricky" Dal Pane: voce, chitarra, mandolino, percussioni. Andrea "Andy" Palli: batteria, percussioni. Stefano "Steve" Olivi: Hammond, piano, synth, Mellotron, Fender Rhodes. Luca Celotti: basso. Samuele "Sam" Tesori: flauto, armonica. Antonio "Woody" Stella: chitarre e cori. Ospiti: Diego Banchero: basso fretless. Natascia Placci: soprano. Jennifer Vargas: voce soul e cori.  
Album consigliato: Before the winter (2020)

mercoledì 30 dicembre 2020

Top Five Italiana 2020

In Italia il rock progressivo ha spesso trovato dimora creativa, tra le eccellenti uscite che ho potuto ascoltare in quest'anno pandemico ne segnalo cinque in rigoroso ordine alfabetico.

LogoS: Sadako e le mille gru di carta

Ottima quarta prova per i veronesi LogoS che il 1 Luglio hanno rilasciato per la label  concittadina Andromeda Relix "Sadako e le mille gru di carta". Sei tracce per un ora abbondante di musica in cui il combo veneto si esprime al massimo livello con un concept album sul tema della guerra e del continuo potenziamento bellico. Il disco è dedicato alla memoria di Sadako Sasaki, una bambina sopravvissuta all'atomica di Hiroshima e ammalatasi di leucemia 9 anni dopo a causa delle radiazioni e morta dopo aver realizzato in ospedale 644 gru di carta con degli origami con l'obiettivo di arrivare a 1000 e vedere il proprio desiderio più grande esaudito come recita una antica leggenda giapponese. A livello sonoro le partiture si orientano verso il prog sinfonico con uso massiccio- ma mai invadente- delle tastiere con Zerman e Antolini che si integrano benissimo, struggenti le parti melodiche e un plauso alla genovese Montaldo (affermata tastierista de Il tempio delle clessidre) per la sua performance vocale nella quarta traccia "Il sarto".  Molto ricco anche l'artwork con, tra l'altro, le immagini delle opere di Marica Fasoli, artista di Bussolengo.
Line up: Luca Zerman: voce, hammond, synth. Fabio Gaspari: voce, basso, chitarra, mandolino. Claudio Antolini: pianoforte, synth. Alessandro Perbellini: batteria. Musicisti ospiti: Elisa Montaldo: voce. Massimo Maoli: chitarra. Simone Chiampan: batteria. Federico Zoccatelli: sassofono.
In ascolto la suite conclusiva "Sadako e le mille gru di carta" il cui testo recita: " Sadako che guarda volando leggera appesa alle mille gru di carta, storie di guerra natura nefasta migliaia di anni da prima di Sparta...."



Monjoie: Love sells poor bliss for proud despair

I liguri Monjoie (pronuncia Monjwà , grido di battaglia dei cavalieri franchi) anche nel 2020 continuano a percorrere le strade degli illustri lirici del romanticismo inglese e così dopo due anni dall'ottimo " And in thy heart inurn me" il 30 Giugno, sempre per la dinamica label trevigiana Lizard Records di Loris Furlan, hanno dato alle stampe "Love sells poor bliss for proud despair” il cui titolo in italiano è: "L’amore vende misero piacere per orgogliosa disperazione", un verso estratto dal componimento “The flower that smiles to-day” (Il fiore che sorride oggi) di Shelley. Il combo ponentino ispirato dalla poetica - dandone lustro- di John Keats, Percy Bysshe Shelley e George Gordon Noel Byron nei cinquantacinque minuti del disco ci guida in undici capitoli di folgorante bellezza, sia testuale, sia interpretativa (Alessandro Brocchi-il Brendan Perry italiano- è uno dei miei vocalist preferiti di questa porzione di vita), sia strumentale che si sviluppa su tappeto sonoro eterogeneo tra folk, musica etnica, sprizzatine jazzy, espansioni progressive e tocchi wave darkeggianti. 
Line up: Alessandro Brocchi: voce, chitarra classica ed elettrica, tastiere, tampura. Valter Rosa: chitarre acustiche ed elettriche, bouzuki. Davide Baglietto: flauti, tastiere, musette del Berry. Alessandro Mazzitelli: basso, tastiere,programmazione, percussioni. Leonardo saracino: batteria e percussioni.Edmondo Romano: sassofoni e clarinetti.Fabio Biale: violino.Matteo Dorigo: ghironda. Alessandro Luci: basso fretless. Lorenzo Baglietto: musette del Berry. Simona Fasano: voce recitante.
In ascolto e visione la settima traccia To Night dal componimento "Alla notte" di Shelley:"....la morte verrà quando sarai morta presto, troppo presto. Il sonno verrà quando sarai fuggita. A nessuno dei due chiederei la grazia. A te la chiedo , o notte adorata, veloce sia il tuo volo verso di me, vieni presto".



Quel che disse il tuono: Il velo dei riflessi
Quel che disse il tuono è un progetto che prende forma nel Gennaio 2019 grazie alla chitarrista e cofondatrice degli Unreal City, la talentuosa/fascinosa Francesca Zanetta con l'intento, assieme agli altri amici musicisti (vedi line up), di lasciare nuove e significative impronte sonore nel mondo progressivo del terzo millennio. Il disco d'esordio "Il velo dei riflessi", rilasciato il 20 Marzo 2020 per AMS Records, sei tracce per quasi cinquanta minuti di musica che inizia e termina con l'evocativo rumore del tuono, è un concept album  in cui Hammond, Mellotron e gli altri strumenti ci guidano in un viaggio profondo alla ricerca di noi stessi. 
Solennità compositiva/esecutiva e reminiscenze seventies, il tutto riportato in chiave moderna e freschissima per un prodotto significativo tra vellutate hard progressive e parti sinfoniche preponderanti. Il nome della band e Il full lenght sono un omaggio all'opera del 1922 " The Waste Land (La terra desolata) " del drammaturgo/poeta statunitense ma naturalizzato inglese T.S. (Thomas Stearns) Eliot (1888-1965), premio Nobel per la letteratura nel 1948. 
Line up: Francesca Zanetta: chitarre, tastiere addizionali. Niccolò Gallani (Cellar Noise): tastiere , flauto , voce. Roberto “Berna” Bernasconi: voce, basso. Alessio Del Ben: batteria, tastiere addizionali, voce. Ospiti: Claudio Falcone: voce. Claudia Mangano: cori. Giulia Zanardo: flauto.
In ascolto la quarta traccia "Il bastone e il serpente (quarto specchio) "


Sintonia Distorta: A piedi nudi sull’arcobaleno

Il 29 Febbraio la band lodigiana dei Sintonia Distorta, a distanza di cinque anni dall'album d'esordio, ha rilasciato - con la direzione artistica del poliedrico Fabio Zuffanti - "A piedi nudi sull’arcobaleno” per la Lizard Records-Locanda del vento. L'album, sei tracce per oltre tre quarti d’ora di musica, è’ un disco intriso di temi nostalgici ma vigoroso nel suo incedere, con la magnifica vocalità - dalle tinte espressive variegate - di Simone Pesatori, autore della maggior parte dei testi. Momenti di melodia impreziositi dai fiati della new entry Miceli e contenuti verbali sempre molto pregnanti di esterocezione (parola che non avevo mai sentito in un brano musicale!) del messaggio auditivo per un full lenght che vede la partecipazione come ospiti, in un brano ciascuno, del vocalist genovese Roberto Tiranti, dei chitarristi Luca Colombo e Paolo Viani e dei Musici cantori di Milano condotti dal Maestro Mauro Pennaca. Un disco sulle assenze fisiche: vedi " Madre Luna". Sulle scomparse premature: vedi "Sabri".  Sullo sconfiggere i propri demoni: vedi "La rivincita di Orfeo", testi molto intensi accompagnati da un sound che spazia dall'hard rock progressivo a suadenti melodie per ballads di sicuro impatto emotivo. 
Line up: Simone Pesatori: voce, Giampiero Manenti: tastiere, seconde voci e cori e Fabio Tavazzi: basso e cori. Claudio Marchiori: chitarra ritmica, solista,acustica.  Marco Miceli: flauto e sax. Giovanni Zeffiro: batteria, seconde voci e cori.
In ascolto la prima traccia "Solo un sogno...(dimmi che ti basta) " 



Witchwood: Before the winter

La band di Faenza pubblica il terzo album a quattro anni di distanza dal precedente e colpisce totalmente nel segno con una combinazione sonora intrisa di heavy rock progressivo d'eccelsa qualità. L'album " Before the winter" rilasciato il 20 novembre in cd e doppio vinile per la Jolly Roger Records di Antonio Keller consta di nove tracce per il cd e dieci per il vinile che ha come chicca finale -bonus track-la cover Child Star dei T.Rex. La vigoria strumentale e interpretativa sono marchi di fabbrica per il combo romagnolo che ci fa immergere in un album denso di suggestioni seventies con quell'hard rock venato di prog con sprizzatine folkeggianti, splendide le incursioni flautistiche.
Line up: Riccardo "Ricky" Dal Pane: voce, chitarra, mandolino, percussioni. Andrea "Andy" Palli: batteria, percussioni. Stefano "Steve" Olivi: Hammond, piano, synth, Mellotron, Fender Rhodes. Luca Celotti: basso. Samuele "Sam" Tesori: flauto, armonica. Antonio "Woody" Stella: chitarre e cori. Ospiti: Diego Banchero: basso fretless. Natascia Placci: soprano. Jennifer Vargas: voce soul e cori.  
In ascolto e in visione la seconda traccia "A taste of winter"    
                                                   

 La mia proposta "non propriamente progressiva" italiana di quest'anno si indirizza verso una artista milanese di grande talento, ossia Annie Barbazza e il suo raffinatissimo primo album solista dal titolo evocativo "Vive" rilasciato il 29 febbraio dalla label Dark Companion.
Il disco della polistrumentista/cantante/compositrice lombarda nelle sue tredici tracce è una sublime ode alla bellezza , un lavoro intimista, essenziale, ardito, innovativo ove Annie (classe 1993) con la sua magnifica vocalità ci eleva psiche e cuore su vette di godimento fruitivo. 
In ascolto la decima traccia" Les ruines du sommeil"