Rikard Sjoblom (Beardfish)

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giovedì 24 marzo 2016

Gene

Omonimi di una british pop band degli anni novanta, i Gene siriani sono ragazzi assai impegnati a portare un importante messaggio a Damasco e dintorni.
La loro missione è quella di dare spazio alle voci dei giovani arabi e siriani (frustrazioni, angoscia, ricchezza e ambizioni), il tutto attraverso una musica prevalentemente rock ma con afflati progressivi, degna comunque di essere menzionata.
Formatisi nel 2005, i Gene hanno suonato sia in Siria, sia all'estero (Gran Bretagna, Turchia, Egitto). I membri sono tutti musicisti professionisti, con un ricco percorso di studio e di lavoro alle spalle: Shadi Ali alla voce, Hazem Alani al piano e tastiere, Omar Harb al basso, Anas Abd Almoumen e Maen Rajab alle chitarre, Mazen Choman alla batteria.
Hanno inciso un unico disco omonimo nel 2008 con testi estremamente significativi: i delitti "d'onore" (vittime le donne), l'inquinamento e la lotta individuale e nazionale per l'indipendenza.
Album consigliato: Gene (2008)

I Gene nel 2011 hanno messo in musica e prodotto un video con gli intensi versi di una poesia del tunisino Adam Fathi. 
Il componimento, intitolato Ya waladi ("Oh figlio mio"), è indirizzato ad un bambino, è in pratica un commovente invito – da parte di suo padre o comunque di una persona adulta – ad abbattere i muri della paura.
Parole che rappresentano una ventata di speranza e di coraggio di cui il popolo siriano ha bisogno ancora oggi, giacché è immerso nella guerra civile.

Ecco il testo tradotto, assai significativo.
Oh figlio mio
Non piangere figlio mio, che il dolore della giovinezza passa
come il sogno al sorgere del sole
e presto crescerai, ragazzo mio
e quando vorrai piangere le tue lacrime non verranno fuori
se la pioggia ha trascorso la notte sveglia con noi,
o il ghiaccio ha coperto le nostre strade,
nonostante questo, il calore ci riempie il petto
come la fiamma della terra fluisce dentro di noi.

Se la tua voce diventa roca per una canzone,
o i piedi nudi gemono
allora i soli dei tuoi compagni torneranno
e risorgeranno dalla furia della povertà
Io posso essere messo al muro,
ma se tu brami il mio amore e la mia gentilezza
allora guarda nel tuo cuore e mi vedrai
perché le catene non possono andare oltre il pensiero
Io ti abbraccerò anche se il mio petto è ferito,
amerò con passione anche se il mio cuore è annientato
qualunque vento soffi contro di me,
non piegherò mai la schiena

Oh figlio mio...

Se il tempo è andato avanti con noi e sono finito sepolto sotto terra
Tu mi succederai in questo viaggio,
non perdere l'appuntamento all'alba
in nessun modo le lacrime potrebbero irrigare i tuoi alberi,
non ci potrai costruire il tuo muro aahh
così grida alla paura ogni volta che viene a visitarti,
perchè il fuoco non ha paura del carbone che brucia


Oh figlio mio...

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